Che fine ha fatto la cultura?

Che fine ha fatto la cultura?
Novembre 29, 2020 cast4

Tra limiti e opportunità, il mondo della cultura è in cerca di identità

Quando si è palesata, l’emergenza Covid-19 ha cominciato a imporre così tanti vincoli al mondo della cultura che, per qualche momento, è stato necessario un ripensamento radicale dell’intero comparto. I grandi teatri come La Scala di Milano, per esempio, hanno chiuso e trasferito on-line la fruizione degli spettacoli. Lo stesso è successo a presentazioni, convegni, dibattiti, ecc.

All’inizio, infatti, la crisi sembrava colpire più che altro il settore degli eventi. E a doversi ripensare – per sopravvivere finché durava l’emergenza – erano soprattutto cinema, teatro, opera, sale da concerto, musei, mostre, turismo, …

Piano piano, però, le trasformazioni hanno cominciato a riguardare vari ambiti: il podcasting, le serie tv, la televisione generalista, l’editoria, la radio, …

Le prime rilevazioni mostravano un quadro ancora prevedibile e “provvisorio”

Tutto questo ha cominciato a palesarsi dopo l’estate, quando si è visto che sotto la superficie dei cambiamenti provvisori scorreva il fiume delle trasformazioni radicali. Durante il primo lockdown di marzo-maggio, infatti, l’oscillazione delle abitudini sembrava non dire nulla di nuovo rispetto a quanto ci si aspettava. I consumi televisivi crescevano (+47%) insieme alla lettura di libri (+14%) e all’ascolto di musica (+7%). I servizi culturali digitali volavano: il 34% degli italiani utilizzava in misura maggiore le piattaforme in streaming a pagamento e un lettore su sei abbandonava la versione cartacea di quotidiani, riviste e fumetti in favore di quella digitale. Sembrava, insomma, solo una deviazione temporanea: finita l’emergenza, tutto sarebbe ritornato come prima. Gli organizzatori dei grandi concerti musicali, tanto per fare un esempio, si sono limitati a spostare le date degli eventi alla “fine dell’emergenza”, senza porsi il problema di ripensare il modo di andare ai concerti di massa.

A fine estate, però, è cominciato ad apparire chiaro come le cose stessero andando diversamente.

Dall’emergenza alla trasformazione: gli eventi culturali e la transizione digitale

Per questo motivo alcuni istituti hanno deciso di studiare l’impatto della pandemia sull’utilizzo di nuove modalità di produzione culturale: hanno capito che quanto si sta generando è un cambio di paradigma nella loro fruizione.

Lo studio più importante è quello commissionato da Banca Intesa Sanpaolo a IpsosI consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini – presentato il 13 novembre scorso, in streaming, durante BookCity Milano.

Svolta tra il 6 e il 21 ottobre scorsi su un campione di mille persone, l’indagine ha evidenziato (concretamente) l’importanza del digitale nei consumi culturali durante il periodo di quarantena. Inoltre, al fine di mostrare le trasformazioni più significative, ha distinto tra ‘neofiti’, cioè coloro «che si sono avvicinati al mondo della cultura a partire dal lockdown», e ‘fruitori abituali’, cioè i fruitori di almeno quattro attività culturali al mese.

Quello che ne è venuto fuori è molto interessante. Certamente il confinamento, all’inizio, ha disorientato. La fruizione dal vivo degli eventi e delle attività culturali è mancata molto all’86% del campione e al 94% dei fruitori abituali.

Tuttavia, la situazione inedita ha stimolato e richiesto delle scelte, delle strategie per sopperire alla mancanza dell’evento dal vivo. E in effetti, nonostante il 24% abbia risposto ‘non ho fatto nulla’ alla domanda «Come ha sopperito all’impossibilità di usufruire dal vivo dei suoi eventi/attività culturali preferiti?», il 53% ha cercato nuove modalità di fruizione culturale a distanza.

Il digitale, però, non ha semplicemente ricoperto un ruolo chiave nei consumi culturali durante il lockdown: ha aggiunto anche nuove modalità di accesso prima inesistenti e ha allargato la platea a nuovi utenti, meno esperti, ma che mostrano l’entusiasmo tipico dei «neofiti».

Per questi, infatti, il lockdown è stato un momento di sperimentazione e scoperta, un’opportunità che ha semplificato l’accesso alla cultura e l’ha resa disponibile in qualunque momento e in qualunque luogo. Ha anche generato nuove forme di condivisione familiare, in grado di avvicinare i ragazzi. In ultimo, poi, ha creato occasioni di risparmio economico: gli eventi in digitale costano meno.

No, non ritornerà tutto come prima. I consumi culturali non saranno più gli stessi

Ora, nessuno mette in dubbio che, terminata l’emergenza, si vorrà tornare agli eventi dal vivo. Gli appassionati d’opera o di musica pop non si accontenteranno certo di assistere agli spettacoli in streaming sulla loro smart tv. Partecipare a questi eventi, tuttavia, non sarà più come prima. Non ci sarà “solo” l’evento dal vivo. Sarà necessario un ripensamento nell’organizzazione degli eventi culturali: la fruizione dal vivo e da remoto dovranno integrarsi sempre più, ampliando e valorizzando ulteriormente i contenuti e le modalità di offerta culturale.

Il digitale può diventare un elemento di integrazione della fruizione in presenza, valorizzando il prima, il durante e il dopo dell’evento dal vivo, completandolo e arricchendolo con contenuti extra.

La massiccia digitalizzazione abbinata alle tecnologie emergenti, come la realtà virtuale e la realtà aumentata, può creare nuove forme di esperienza culturale, diffusione e nuovi modelli di business con potenziale di mercato. Con il lockdown, molti soggetti pubblici e privati hanno spostato i loro contenuti online gratuitamente per mantenere il coinvolgimento del pubblico e soddisfare la domanda in forte aumento di prodotti culturali. Sebbene fornire contenuti culturali gratuiti e mediati digitalmente non sia sostenibile nel tempo, ha aperto la porta a molte innovazioni future. Per capitalizzarle, è necessario affrontare la carenza di competenze digitali nel settore e migliorare l’accesso al digitale al di là delle grandi aree metropolitane, con l’ulteriore considerazione che l’accesso digitale non sostituisce un’esperienza culturale dal vivo o tutti i lavori che ne derivano.

L’edutainment sarà indispensabile nel processo di transizione digitale

In tutto questo appare chiaro come il ruolo dell’edutainment e delle aziende che lo hanno scelto come core business diventerà sempre più rilevante. La fruizione ibrida degli eventi culturali, infatti, richiede un approccio nuovo. Gli elementi digitali non saranno più un semplice complemento d’arredo all’evento in sé, il vero protagonista; per cui bastava una grafica accattivante e poco altro. Adesso gli oggetti digitali sono parte del contenuto culturale stesso. Per cui è necessaria una progettazione che tenga conto dei nuovi processi cognitivi del pubblico e che dia un contributo di senso non indifferente al prodotto culturale, la cui qualità si misurerà nel complesso (le azioni compiute prima, durante e dopo l’evento).

Questa “fruizione allargata” dell’oggetto culturale, dunque, sarà fatta di media diversi che lavorano insieme per un scopo comune. Per progettare questo insieme sarà necessaria una comprensione profonda degli elementi e della trasformazione dei contenuti in oggetti semplessi, di facile fruizione e interazione.